Dipinto di Gioacchino Toma: due donne addormentate di guardia alla ruota dei trovatelli

Salmari, Minestri, Chiusalupi: i cognomi inventati dei trovatelli di Livorno


Avete un cognome strano, che non si trova da nessun’altra parte? Finisce in «-i» e la vostra famiglia viene da Livorno? Allora è possibile che all’origine ci sia un bambino lasciato alla Ruota degli Esposti, e qualcuno che quel cognome lo ha inventato apposta per lui.

Dipinto di Gioacchino Toma: due donne addormentate di guardia alla ruota dei trovatelli
Gioacchino Toma, «La guardia alla ruota dei trovatelli», 1877, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

Dagli «Innocenti» alla fantasia

Per secoli in Toscana i bambini abbandonati ricevevano un cognome che li segnava per sempre: Degli Innocenti, Innocenti, Nocentini e varianti. Era un’etichetta che diceva a tutti da dove venivi. Lo stesso accadeva nel resto d’Italia: a Napoli c’erano gli Esposito, a Roma i Proietti.

Nel 1817 la regola cambiò. Ai trovatelli toscani si cominciò a dare un cognome di fantasia, simile a quelli delle famiglie «normali». Un nome nuovo, senza marchio, per una vita nuova.

Il padrino di tutti

A Livorno questo compito toccò quasi sempre alla stessa persona. Giovacchino Parenti, fiorentino, era il portinaio dell’ospedale femminile di Santa Barbara della Misericordia. Dal 1816 fino a pochi giorni prima della sua morte, nell’aprile 1847, fece da padrino a quasi tutti i neonati abbandonati della città. Sua moglie, Maria Anna Dazzi, era la custode della Ruota: era lei ad accogliere i bambini. Ne avevamo già raccontato la storia in un articolo del 2019.

Ogni tanto lo sostituiva qualcun altro. Bartolommeo Pisani, per esempio, fu padrino 58 volte. Ma il «padrino di professione» era lui.

Registro dei battesimi della Cattedrale di Livorno, gennaio 1827: battesimo di due trovatelli con padrino Giovacchino Parenti
Il battesimo di due trovatelli di Giovacchino Parenti, gennaio 1827 (ASFi, Stato Civile Toscano, Livorno, Battesimi, Cattedrale)

4.100 bambini, 3.739 cognomi

Abbiamo analizzato tutti i trovatelli registrati a Livorno dal 1817 al 1847: sono 4.100, maschi e femmine quasi in pari numero (2.069 e 2.031). I cognomi diversi sono 3.739. In pratica per ogni neonato se ne inventava uno nuovo.

Il 97% finisce in «-i», come la gran parte dei cognomi toscani: Rincorsi, Perlustri, Mescolanti, Tardelli. Proprio per questo saltano all’occhio le eccezioni: Pietradura, Gambacorta, Bonasorte, Contessa, Pavone, Del Pesce, Redento. Ci sono anche grafie d’altri tempi come Callaj e Trapezzj. Dopo il 1839 compaiono perfino cognomi stranieri: Marbach, De la Tour, Gomez Butler.

E la vecchia tradizione non sparì del tutto: Innocenti resta il cognome più frequente, con 12 bambini. Seguono Incognito (5) e Benvenuti (4), e poi Celesti, Lieti, Solenni: cognomi che sembrano un augurio.

Cognomi che sono piccole immagini

Molti cognomi sono composti e sembrano piccole scene: Chiusalupi, Cantamerli, Spagliagrani, Millefiori, Portapani, Puntagalli, Diotisalvi. Alcuni temi tornano di continuo:

  • i fiori e i gigli: Tragigli, Belgigliotti, Fioracci;
  • i lupi: Rivalupi, Lupinotti;
  • i monti: Montesoli, Caramonti;
  • il pane e i dolci: Pandolci, Pandori, Farinacci;
  • la tavola: Minestri, Salmari, Melarei.

Un giorno del 1818 arrivarono alla Ruota due bambini. Uno fu chiamato Collegalli, l’altro Chiusalupi. È difficile non immaginare il padrino che sorride mentre li scrive uno dopo l’altro.

I gemelli: nomi in coppia

Tra i trovatelli ci sono 28 coppie di gemelli, e i loro nomi sono quasi sempre pensati insieme. Due volte vengono chiamati Cosimo e Damiano, come i santi gemelli: una coppia riceve il cognome Gemelli, l’altra Pratelli, che suona quasi come «fratelli». Altre coppie sono Raffaello e Gabbriello, come gli arcangeli, e Pietro e Paolina.

Quando sono maschio e femmina, spesso il nome è lo stesso: Vittorio e Vittoria, Costantino e Costanza, Eliseo ed Elisa. Altre volte si gioca con la rima: Orazio e Pancrazio, Giuliano e Mamiliano.

Il nome? Lo dice il calendario

Per il nome di battesimo il padrino aveva un aiuto sempre pronto: il santo del giorno. I dati lo mostrano chiaramente:

  • dei 13 Martino, 9 arrivano a novembre;
  • dei 22 Stefano, 10 a dicembre, intorno a Santo Stefano;
  • delle 27 Chiara, 14 in agosto, intorno alla sua festa;
  • i Giuseppe si concentrano intorno al 19 marzo, i Lorenzo ad agosto, i Francesco ai primi di ottobre.

Alessio ha addirittura due picchi, a febbraio e a luglio, cioè le due feste del santo.

A volte il cognome fa da eco al nome: Teodoro Teodori, Onorato Onorati, Ilario Ilarioni, Reparata Reparati. Negli anni Quaranta, invece, i nomi si allungano: nel 1842 una bambina riceve sei nomi, Pia Maria Anna Giuseppa Luisa Adele Patriarcali. Intanto i cognomi si accorciano, da una media di oltre sette lettere a sei.

Perché oggi ci riguarda

Molti di quei bambini morirono piccoli, come purtroppo accadeva spesso. Altri crebbero, si sposarono, ebbero figli e trasmisero quel cognome inventato. Così un nome nato in un momento di fantasia può arrivare fino a noi, portato da famiglie che non ne conoscono l’origine.

Per chi fa genealogia un trovatello sembra un muro: i genitori sono sconosciuti. Ma la storia della famiglia non si ferma lì. Dalla Ruota si può seguire il bambino nella sua vita: a chi fu affidato, chi sposò, dove nacquero i suoi figli.

Cercate il vostro cognome

Nel motore di ricerca «Cerca la tua famiglia» di LivornoGen trovate l’elenco completo dei trovatelli di Livorno dal 1817 al 1847. Se il vostro cognome è lì, l’origine della vostra famiglia potrebbe cominciare proprio alla Ruota di Santa Barbara.

Volete ricostruire anche la storia della vostra famiglia? Raccontateci cosa sapete: vi risponderemo con un preventivo gratuito e personalizzato.

Richiedete un preventivo gratuito