Qualche tempo fa siamo stati contattati da Susanna Tevenè, discendente della famiglia Tevenè di Livorno, per una ricerca genealogica. Voleva capire da dove venisse questo cognome così particolare e verificare (o sfatare…) alcuni racconti tramandati in famiglia da generazioni, come capita in quasi tutte le famiglie.
Una premessa: a Livorno il cognome è noto grazie al maestro e autore Pilade Tevenè (1849-1916), al quale è dedicata una strada della città, e ai figli Garibaldo e Alfredo, anch’essi insegnanti. Il prof. Angelo Gaudio ha dedicato loro un recente contributo: “I Tevenè, una famiglia di maestri repubblicani livornesi“. Ringraziamo Susanna Tevenè per averci concesso di pubblicare la fotografia di Pilade e della moglie.

Il problema: un nonno che non nasce
Risalire da Pilade al padre fu semplice: si chiamava Cesare Tevenè ed era nato a Livorno nel 1814. Il problema cominciò subito dopo. Di un Cesare Tevenè nato in quegli anni non c’era traccia: niente negli indici dello stato civile toscano dal 1808 al 1814, niente nei registri di nascita del 1814-1815, uomini e donne, niente nei battesimi della Cattedrale. Lo stesso per il suo matrimonio, celebrato a Livorno nel 1839: nessun Tevenè sposato tra il 1835 e il 1849.
Quando un documento che “deve” esistere non si trova, di solito le ipotesi sono due: o è andato perduto, o lo stiamo cercando con il nome sbagliato.
La chiave: i fratelli di Pilade
La soluzione è arrivata dai figli di Cesare. Mettendo in fila le nascite si nota un fatto curioso: i primi figli, nati tra il 1840 e il 1845, sono registrati con il cognome Landi; dal giugno del 1847 in poi, invece, i nuovi nati sono Tevenè. Pilade stesso, nato il 1° ottobre 1849, è già un Tevenè. Una figlia, Palmira (1842-1874), compare nei documenti ora come Landi ora come Tevenè.
Bastava quindi cercare un Cesare Landi. E infatti: Giovanni Cesare Tito Landi fu battezzato nella Cattedrale di Livorno il 12 agosto 1814, figlio di Gaetano Landi, ebanista nato a Firenze intorno al 1771, e di Maria Francesca Romoli. Lo stesso Cesare Landi aveva sposato Maria Maddalena Tossini il 20 ottobre 1839. Il “nonno che non nasce” era nato regolarmente, ma con un altro cognome.
Perché un Landi diventa Tevenè
Gaetano Landi morì poco dopo la nascita del figlio, tra il 1814 e il 1816. La vedova, Maria Francesca Romoli, si risposò prima del 1816 con Giuseppe Tevenè, ebanista come il primo marito, nato a Roma intorno al 1775 da Pietro Tevenè e a sua volta vedovo di Assunta Bongi, morta nel 1811. Giuseppe non era un estraneo per i Landi: nel 1811 aveva fatto da testimone alla nascita di una figlia di Gaetano. Due ebanisti, colleghi e probabilmente amici: dopo la morte dell’uno, l’altro ne sposò la vedova e ne crebbe i figli.
Cesare crebbe quindi in casa Tevenè, insieme ai fratellastri nati dal secondo matrimonio della madre: Gioconda (1816), Rosa (1820) e Giuseppe Felice detto Zeffirino (1825). Il patrigno morì nel 1835, la madre alla fine del 1845. Tra la metà del 1846 e l’inizio del 1847 Cesare cominciò a usare il cognome del patrigno, per sé e per i figli nati da quel momento. Non abbiamo trovato un atto formale di cambio del cognome: il passaggio si ricostruisce solo confrontando i documenti.
I Tevenè che non sono Tevenè
Ecco spiegato il titolo: il maestro Pilade Tevenè e i suoi figli Garibaldo e Alfredo, i Tevenè più noti di Livorno, per sangue erano dei Landi. Il cognome Tevenè lo avevano ereditato da un affetto, non da una discendenza.
La linea “di sangue” dei Tevenè prosegue invece con il fratellastro Zeffirino (1825-1863), navicellaio e falegname, e con i suoi figli. Alcuni di loro emigrarono a Marsiglia, come tanti livornesi dell’epoca. Uno, Giuseppe detto Joseph, nato nel 1848, era rigattiere in rue des Cordelles: nel 1885 finì in tribunale per aver sparato a un uomo che aveva corteggiato e poi abbandonato sua sorella, un episodio oggi studiato come esempio dei legami familiari tra gli italiani di Marsiglia. Un nipote di Zeffirino, Joseph Pilade, calzolaio nato a Livorno nel 1876, ottenne la cittadinanza francese nel 1904.
E l’origine del cognome?
Il più antico Tevenè finora documentato è proprio Giuseppe, l’ebanista nato a Roma intorno al 1775, figlio di Pietro, morto prima del 1810. A Livorno il cognome arriva con lui. La forma del nome fa pensare a un’origine francese, ma per ora è solo un’ipotesi: per verificarla bisognerà proseguire la ricerca negli archivi romani.
Che cosa insegna questo caso
I cambi di cognome “di fatto”, senza alcun atto ufficiale, erano molto più comuni di quanto si pensi: figli che prendono il nome del patrigno, trovatelli, cognomi tradotti o storpiati. Quando la ricerca si blocca, la soluzione spesso non è cercare più a fondo nello stesso posto, ma allargare lo sguardo: ai fratelli, ai testimoni, ai padrini, ai mestieri. In questo caso, la sequenza dei cognomi dei figli e un testimone di molti anni prima hanno risolto il rompicapo.
Volete ricostruire anche la storia della vostra famiglia? Raccontateci cosa sapete: vi risponderemo con un preventivo gratuito e personalizzato.